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Crolla l’industria padovana: il terzo trimestre chiude a -7%

Pubblicato il 9 novembre 2012 in Padova, Veneto

 

Si allunga il tunnel della crisi. L’andamento dell’industria padovana nel terzo trimestre 2012 è una sequenza di segni meno, riassunti dal -7% della produzione su base annua. Nuovo calo della domanda interna, sia pure più contenuto. La novità – e il warning – è la flessione dell’export, che paga dazio alla recessione europea: non accadeva dal 2009. Nel giudizio degli imprenditori la durezza del clima congiunturale non pare attenuarsi: le aspettative restano in area negativa per produzione e ordini. Incertezza, anche politica, e crisi dei consumi, condizioni del credito e politiche fiscali restrittive raffreddano occupazione e investimenti.

Nel terzo trimestre 2012 l’indice della produzione industriale registra una flessione del -7% rispetto allo stesso periodo del 2011. Nella media di gennaio-settembre il calo tendenziale della produzione è del -4,4%. La contrazione riguarda tutti i comparti del manifatturiero (-7,8%), con il metalmeccanico che si attesta a -7,5%, più contenuta nelle costruzioni (-5,9%). L’andamento negativo della produzione interessa soprattutto le imprese con oltre 50 addetti (-9,9%). Tra luglio e settembre gli ordini scivolano del 6,2% su base annua, segno di un improbabile recupero di attività nei prossimi mesi. Per il 33,6% delle imprese la visibilità sugli ordini non arriva a un mese. Prosegue il calo delle vendite in Italia, sia pure più contenuto, pari al -2,5%, più accentuato nelle costruzioni (-3,6%). Anche le vendite all’estero, finora unico traino nella crisi, pagano dazio alla recessione europea e alla frenata dell’economia globale e registrano un calo su base annua del 3,3%: non accadeva dal 2009. Pesa l’arretramento delle vendite in Europa (-4,1%), mentre rimangono stabili quelle sui mercati più remoti (-0,1%).
Il continuo calo dei livelli produttivi preme sull’occupazione, che arretra del -1,4% su base annua. La flessione è più marcata nelle imprese oltre 50 addetti (-1,8%) e nelle costruzioni (-2,8%). Diminuisce il ricorso ai contratti a tempo indeterminato, pari al 26,3% delle nuove assunzioni, aumenta di dieci punti il tempo determinato (48,5%), stabile l’interinale (25,3%).
La decelerazione dell’attività nel trimestre estivo conferma la fase recessiva. Tensioni sui prezzi delle materie prime, in aumento per il 52,8% delle imprese. Permane elevata, ma in calo, la quota di chi registra un rialzo dei tassi di interesse applicati dalle banche, con credito molto selettivo e più caro per il 52,6%. La liquidità aziendale è giudicata tesa dal 37,2%, anche a causa dell’allungamento dei tempi di pagamento: sette aziende su dieci lamentano ritardi.

La previsioni per il quarto trimestre tracciano un orizzonte congiunturale dai toni scuri. Non migliora il clima di fiducia sui livelli di attività. La produzione è attesa in crescita dal 13,7% delle aziende, in calo dal 42,4% – il dato più alto dal quarto trimestre 2009 – (saldo di opinione da -25 a -29). Migliorano, ma restano decisamente negative, le attese sugli ordini interni. Stabili quelle sulla domanda estera, in aumento per il 20,8%, giù per il 18,1. Il 68,8% giudica stabili le prospettive dell’occupazione. Il deterioramento del ciclo economico e il clima di incertezza, anche politica, suggeriscono prudenza negli investimenti, previsti nei prossimi dodici mesi dal 57,5% delle aziende. Sale al 15% la quota di chi aumenterà gli impieghi, il 35,7% li manterrà stabili. Prevalgono gli investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, formazione.

«L’accelerazione negativa del terzo trimestre e le aspettative per fine anno confermano che l’uscita dalla crisi sarà lunga. L’affaticamento delle vendite all’estero, per mesi unico traino, è l’inevitabile effetto della recessione europea e di una congiuntura internazionale meno tonica. Mentre non si scorgono segnali consistenti di risveglio del mercato interno. In questo scenario difficilissimo, gravato da forti incognite sul piano politico, gli imprenditori chiedono certezze. Un intervento che dia sostegno congiunturale alla domanda e strutturale per scegliere, qui ed ora, cosa fare della propria impresa, dei lavoratori, degli investimenti. Quello della crescita è il nodo essenziale in questa fase, almeno quanto gli obiettivi di finanza pubblica. La legge di stabilità può segnare un punto di svolta se abbasserà le tasse sul lavoro, dando più competitività alle imprese e più soldi in tasca dei lavoratori. Ma occorre agire subito, destinando tutte le risorse disponibili a produttività e cuneo fiscale». Così il presidente di Confindustria Padova, Massimo Pavin commenta i risultati dell’indagine congiunturale realizzata da Ufficio Studi di Confindustria Padova e Fondazione Nord Est su un campione di 325 aziende.

«La riscrittura del Ddl stabilità – analizza Pavin – è un segno di maturità politica di cui va dato atto a Governo e maggioranza. Ma i tagli fiscali vanno concentrati lì dove servono davvero al rilancio dell’economia, quindi sulla produttività e sulla riduzione del cuneo fiscale, causa prima dell’abisso tra salario netto e costo del lavoro, che vale il triste record del 53% contro una media Ocse del 35,4. L’ipotesi di un taglio in due tempi, mezzo punto nel 2013 a beneficio dei lavoratori e altrettanto, ma nel 2014, per le imprese rischia di non avere effetti sulle aspettative, quindi sull’occupazione e le scelte di investimento. Bisogna assestare un colpo deciso, se si vuole spingere la crescita, con la contemporanea riduzione dal 2013 dell’Irap sulle imprese e degli oneri sul lavoro dipendente».
I margini di manovra sono stretti, «ma le risorse possono esserci – considera Pavin – se si aggiungono a quanto recuperato dal mancato taglio Irpef le risorse del piano Giavazzi sul riordino dei contributi pubblici alle imprese. Le aziende sono pronte a rinunciare a qualsiasi incentivo in cambio di una riduzione netta del carico fiscale. A fronte di ogni euro di sussidio eliminato, il Governo garantisca dal 2013 una riduzione di pari importo del cuneo fiscale che beneficerebbe tutte le imprese e i lavoratori».
L’ultima considerazione di Pavin è sui pagamenti della Pubblica amministrazione. «Il recepimento della direttiva Ue è una svolta. Ora la Pa paghi i suoi debiti: sarebbe la più imponente iniezione di liquidità al sistema produttivo e la vera manovra di stimolo alla domanda e agli investimenti».

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